Nucleare: acqua contaminata in mare, sequestrato impianto ITREC di Rotondella. Sogin: nessuna anomalia radiologica nell’impianto. Note assessore Pietrantuono, sindaco Rotondella, M5s Policoro, Giordano (Ugl), Latronico e Castelluccio

13 aprile, 2018 12:52 |

 

Per evitare che continui lo scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dall’impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera), la Procura della Repubblica di Potenza ha fatto eseguire stamani il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico. I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire.

Per evitare che continui lo scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dall’impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera), la Procura della Repubblica di Potenza ha fatto eseguire stamani il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico. I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire.
SOGIN: NESSUNA ANOMALIA RADIOLOGICA ALL’INTERNO DELL’IMPIANTO ITREC DI ROTONDELLA

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza ha oggi notificato anche a Sogin il Decreto di sequestro preventivo delle seguenti strutture:
1. il bacino di raccolta acque dell’Itrec, in gestione a Sogin, costituito da tre vasche aperte allocate all’interno dell’area di proprietà Enea;
2. la condotta di scarico a mare, in gestione a Sogin;
3. il serbatoio interrato e relativa condotta in ex area Magnox, all’interno dell’impianto in area Enea, non in gestione a Sogin.
Le strutture sequestrate in gestione a Sogin (punti 1 e 2) sono utilizzate, secondo quanto previsto nel Rapporto Finale di Sicurezza della Licenza di Esercizio, per emungere, convogliare e quindi scaricare l’acqua di falda soggiacente il sito per evitare che la stessa interferisca con le strutture dell’impianto.

Sintesi storica del monitoraggio delle acque di falda

Con riferimento alle acque di falda, in ottemperanza alle prescrizioni contenute nella VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del 24/03/2011, Sogin ha realizzato una estesa rete di monitoraggio ambientale convenzionale, che si è andata ad affiancare a quella relativa ai parametri radiologici attiva fin dall’avvio dell’esercizio dell’impianto.

Nel 2015 le analisi di laboratorio sui campioni d’acqua di falda hanno evidenziato in alcuni punti il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) per alcuni parametri chimici, non radiologici (trielina, cromo esavalente, ferro, idrocarburi totali), rispetto ai valori massimi consentiti dalla normativa vigente.

Il 4 giugno 2015 Sogin, appena ricevuti i certificati di laboratorio relativi alla campagna di monitoraggio, ha immediatamente attivato le procedure previste dalla normativa (D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii) notificando, assieme ad Enea, agli Enti preposti (Prefettura di Matera, Regione Basilicata, ARPA Basilicata, Provincia di Matera e Comune di Rotondella) quanto riscontrato.

A seguito di tale denuncia, Sogin ha fornito tutto il supporto necessario, procedendo al piano di caratterizzazione finalizzato all’effettuazione dell’analisi di rischio.

Detta Analisi di Rischio, approvata il 10 aprile 2018 dalla Conferenza di Servizi e in attesa dell’ultimo parere dell’Ente provinciale, ha individuato come probabile fonte primaria di contaminazione una sorgente esterna al perimetro delle attività di Sogin. Si è in attesa delle determinazioni per procedere all’avvio delle attività di bonifica.

Conclusioni

Fin dal 2015, sia nell’ambito della Conferenza di Servizi che in occasione degli incontri istituzionali sul territorio, Sogin ha costantemente manifestato la piena disponibilità ad adempiere a tutte le prescrizioni impartite dagli Enti competenti.
Sogin, istituzionalmente impegnata nel garantire la sicurezza dei lavoratori, delle popolazioni e dell’ambiente, confermando piena fiducia e collaborazione con l’Autorità giudiziaria, ribadisce che:
• non si è verificata alcuna anomalia legata alla radioattività;
• gli scarichi delle acque sono effettuati in conformità con la formula di scarico;
• non vi è alcun pericolo per i lavoratori, la popolazione e l’ambiente.

Sequestro impianto ITREC di Rotondella, assessore regionale Pietrantuono: “Rispetto per il lavoro della magistratura”

“Prendiamo atto e rispettiamo quanto disposto dall’Autorità Giudiziaria. Nella consapevolezza della complessità legata all’impianto, e pur non essendo i procedimenti in capo alla Regione, abbiamo svolto ogni azione utile per garantire con responsabilità la tutela della salute, dell’ambiente e delle attività economiche dell’area, sollecitando più volte soluzioni ad Enea e Sogin per la bonifica delle aree interessate. Non da ultimo, anche nella conferenza di servizi dello scorso martedì 10 aprile abbiamo espresso dubbi sulle posizioni di Sogin, per le quali abbiamo richiesto parere formale ad Ispra. Al fine di far luce sulla vicenda confidiamo nel lavoro della Magistratura. Dal nostro canto continueremo a lavorare a tutela e garanzia dei cittadini e del territorio lucano”. Lo dichiara l’Assessore all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, in merito al sequestro disposto delle vasche all’interno dell’impianto Itrec di Rotondella.

Sequestro impianto ITREC di Rotondella, intervento sindaco di Rotondella Vito Agresti: “Fiducia nella magistratura, ma evitiamo di creare allarme”

Vito Agresti, sindaco di Rotondella in merito alla vicenda del sequestro preventivo delle vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico a mare dell’impianto Itrec della Sogin e dell’adiacente impianto “ex Magnox” in area Enea ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Pieno rispetto e piena fiducia negli inquirenti. È altresì necessario, in questo momento delicato, essere attenti a non ingigantire la vicenda per non provocare irreversibili danni di immagine a un territorio con preminente vocazione turistica e agricola.

Bisogna avere chiaro che non si tratta di un sequestro all’impianto in quanto tale ma alle vasche di raccolta e alla condotta di scarico. Inoltre, per quello che sappiamo, si tratta di una vicenda di trattamento delle acque e non si è sentito parlare di inquinamento radiologico bensì di inquinamento chimico. Trattandosi di un ex centro nucleare si potrebbe facilmente creare l’equivoco con qualche titolo superficiale.

È auspicabile che i tempi di accertamento siano brevi per quanto possibile. Il territorio ha interesse preminente a conoscere la verità, qualunque essa sia”.

Sequestro impianto ITREC di Rotondella, intervento Movimento 5 Stelle Policoro

E così, finalmente, è il caso di dirlo, qualcosa si muove. Su disposizione della Procura distrettuale di Potenza sulla base delle indagini condotte dai Carabinieri del Noe di Potenza è stato disposto il sequestro preventivo di 3 (tre!) vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico dall’impianto nucleare Itrec di Rotondella.
L’urgenza serve soprattutto ad evitare che si continui, imperterriti, con lo scempio dello scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dal sito. Lo smantellamento potrà proseguire, ma obbligherà i responsabili di Sogin – sotto la diretta vigilanza della Procura, come riferito dal procuratore Curcio – ad adottare le indispensabili misure a tutela dell’ambiente e della salute pubblica che fino ad oggi non sono state prese.
Finalmente anche la Procura certifica che le più elementari misure di
precauzione e protezione per la popolazione e il territorio ad oggi non sono state prese!
Ed è, secondo noi, solo la punta dell’iceberg. Da troppo tempo le nostre amministrazioni territoriali “dormono sonni tranquilli”, come poco profeticamente si sono sentiti rispondere gli attivisti del movimento qualche tempo fa da un beato Sindaco del comprensorio, il quale ancora insiste che all’interno del perimetro Itrec sia tutt’appost (buon per lui!). Ci volevano far credere che i dati “non addomesticati” che, ormai, sempre più spesso, si riesce a tirar fuori dalle analisi effettuate fossero frutto di errori ed incompetenza. Purtroppo non è così, Ci volevano far credere che i registri dei tumori e gli aumenti incontrollati di patologie
legate all’inquinamento che stanno colpendo i cittadini di tutta l’area fossero frutto di qualche “caso statistico”.  Purtroppo non è così.
Ci volevano far credere che le iniziative di denuncia e di controllo effettuate da anni
dagli attivisti del movimento e di tutte le associazioni ambientaliste fossero il frutto di allarmismo insensato di qualche esaltato da compatire.  Purtroppo non è così.
Ci volevano far credere che i fondi della compensazione ambientale messi ogni anno a disposizione dei Comuni dell’area fossero un “bonus da utilizzare per regalare ricchi premi e cotillons e, magari, per assegnare qualche appalto agli amici degli amici” invece di fare un severo controllo e monitoraggio del territorio.  Purtroppo non è così.
E ora?
Cosa succederà ora alla nostra economia già in profonda crisi e che viene mortalmente colpita da disastri ambientali proprio nel cuore delle attività dell’agroalimentare e del turismo?
Cosa succederà ora alla nostra salute già compromessa da un sistema sanitario che si è voluto portare al collasso e smantellare per permettere solo a chi ne ha la possibilità di curarsi fuori regione o in strutture private? Cosa succederà ora al nostro territorio, devastato così selvaggiamente e così malamente custodito e presidiato proprio da chi aveva il dovere di controllare e difendere, non solo per sè, ma anche per lasciare intatto questo patrimonio ai propri figli?
Caduto completamente il velo sulle trivellazioni, sui rifiuti, sul fallimento completo del modello Basilicata è tempo di cambiare passo.
Sin da ora, insieme, iniziamo a rimuovere le macerie morali e materiali che ci sono state lasciate.
Ci alzeremo insieme, ci rialzeremo tutti, la Basilicata ha iniziato a sollevarsi in piedi il 4 marzo scorso.
E state sicuri che una volta in piedi, ricominceremo a camminare, un passo alla volta, ma da ora in poi sempre a testa alta.
Movimento 5 stelle Policoro

Sequestro impianto ITREC di Rotondella, intervento Giordano (Ugl) 

“E’ alquanto vergognoso, certamente il protagonista principale sarà il popolo se non si avrà ultimamente certezza e chiarezza su quanto si sta consumando sulla questione dello smantellamento dell’Itrec. Non è allarmismo, e’ disprezzo verso la classe dirigente lucana che non ha fatto nulla per far conoscere al territorio la verità su quell’impianto. Oggi la nostra speranza è la Procura della Repubblica di Potenza la quale certamente farà chiarezza, avendo operato il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico, sui reati ipotizzati nell’inchiesta riguardanti inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti”.

Lo dice il segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano per il quale, “alla Procura va il nostro riconoscimento e gratitudine per l’impostazione obbligatoria ai responsabili dei siti ad adottare le indispensabili misure a tutela dell’ambiente e della salute pubbliche che fino ad oggi non erano state prese. L’Ugl aveva già anticipato di essere eventualmente pronta per riorganizzare una nuova pacifica e civile protesta contro l’ipotesi di realizzare il deposito nazionale nel territorio materano ma oggi registriamo fenomeni più pericolosi: bisogna evitare che continui lo scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dall’impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera) gestito dalla Sogin oltre capire il perché del sequestro che riguarda anche l’impianto “ex Magnox”, che si trova nella stessa area. Come scrive la Procura, le indagini sono cominciate dal grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche” – cromo esavalente e tricloroetilene, che sono cancerogene – in cui si trova la falda acquifera sottostante il sito nucleare. Le sostanze sono usate per il riprocessamento di barre di uranio-torio. Basta – tuona il segretario Giordano – non è pensabile che si possa ulteriormente gravare sulla nostra salute, dei nostri figli,la nostra terra, di un peso che non può e non deve sostenere dove alle nostre spalle già è stato pagato un tributo decisivo allo sviluppo dell’intera economia nazionale. Già la nostra comunità a livello occupazionale è in ginocchio, dopo questi brutti episodi il poco che si possiede nell’agricoltura, il mare, che rappresenta per noi un serbatoio di vita ed insieme importantissime risorse in grado di produrre benessere per le nostre famiglie, sarà definitivamente cancellato da questa orribile notizia che già ha fatto il giro del mondo. Per il bene e la salute di tutti, avendo piena fiducia nella Magistratura – conclude Giordano –, l’Ugl si augura che venga fatta immediatamente piena luce per tranquillizzare la popolazione sulle sostanze chimiche scoperte dagli investigatori nella falda acquifera che sono state utilizzate per il trattamento delle barre di uranio/torio dove le acque così contaminate dovevano essere poi trattate prima di essere smaltite ma, secondo quanto emerso dalle indagini, sono state invece sversate ‘tal quale’ nel mar Jonio partendo dalla struttura, e dopo aver attraversato alcuni chilometri che separano lo stabilimento dalla costa. Nel pieno rispetto e piena fiducia negli inquirenti, chiediamo in questo momento delicato, di essere celeri nelle indagini per non provocare irreversibili danni psicologici ai cittadini e di immagine a un territorio principalmente a vocazione turistica e agricola con conseguente perdita definitiva di migliaia di posti di lavoro”

Sequestro impianto ITREC di Rotondella, intervento Latronico

Le decisioni della procura di potenza di sequestrare le vasche e la condotta dell’impianto Itrec di Rotondella ( Mt) per un presunto rischio di inquinamento radioattivo del mare, al di là delle procedure giudiziarie, non possono restare senza conseguenze . Il Presidente della Regione Marcello Pittella deve immediatamente convocare le autorità preposte al monitoraggio ed al controllo ambientale, che sarebbero clamorosamente smentite dal rapporto dell’autorità giudiziaria, che sta provocando un allarme nazionale per l’impatto che le attività hanno su un distretto turistico di rilevanza nazionale.
Tra le due l’una : o le autorità pubbliche hanno omesso di svolgere il loro ruolo ( parliamo di arpab , ispra … , regione ) sogin etc . , fornendo sistematica assicurazione sulla qualità delle acque e dell’ ambiente attorno al centro di trisaia , oppure siamo di fronte ad un fronte di notizie il cui contenuto va subito chiarito.
In presenza di impianti sensibili come quello nucleare le popolazioni ed i tanti turisti che si apprestano a prenotare le loro vacanze hanno il diritto di conoscere la verità fino in fondo.

Sequestro impianto ITREC di Rotondella, intervento Castelluccio

“Non è più sufficiente ribadire la netta contrarietà all’individuazione sull’intero territorio regionale del Deposito nazionale di smaltimento delle scorie nucleari come è avvenuto di recente a seguito dell’incontro promosso dall’assessore regionale all’Ambiente Francesco Pietrantuono,e rivendicare periodicamente lo smantellamento dell’impianto Itrec di Rotondella,se poi dobbiamo assistere, impotenti, al sequestro delle vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico dello stesso impianto”. E’ il commento del consigliere regionale Paolo Castelluccio secondo il quale i reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Potenza che ha disposto il sequestro “destano ancora più allarme perché di fatto rafforzano le preoccupazioni che sono diffuse da anni sul pericolo che con la contaminazione della falda acquifera l’inquinamento si riversa in mare”.
“Per questo – aggiunge – non è più tempo di documenti e né di riunioni del Tavolo della Trasparenza. Anche per la comunità di Rotondella e del Metapontino come per quelle della Val d’Agri è necessario fare chiarezza perché il ‘tavolo trasparenza sito scorie nucleari’ a lavoro già da tempo presso la Presidenza della Giunta regionale per monitorare la complessa e troppo lunga fase di smantellamento del deposito dei fusti radioattivi custoditi a Rotondella non può limitarsi ad incontri periodici e scientifici senza affrontare i problemi concreti e quotidiani che si ripercuotono direttamente sui cittadini e le attività produttive, in primo luogo quelle agricole.

“Non si sottovalutino – dice Castelluccio –i nuovi e pesanti effetti devastanti che si potrebbero scaricare sulle produzioni agricole di qualità dell’agro di Rotondella che già in passato ha subito penalizzazioni sino ad autentici ‘respingimenti’ dei mercati. Parliamo di albicocche, pesche, fragole, produzioni ortofrutticole di grande pregio. E purtroppo le indagini sul “grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche” – cromo esavalente e tricloroetilene, che sono cancerogene – si svolgono già da anni senza arrivare a conclusione. Per questo è inadeguato il comportamento dell’Arpab che si limita a fornire prescrizioni per mettere in sicurezza la “migrazione” del Cromo VI all’esterno dell’immobile Enea a Rotondella, mentre non ci sono più alibi e pretesti per procedere alla dismissione del serbatoio e della condotta del vecchio impianto Magnox, individuati verosimilmente come la fonte di contaminazione primaria.

“La situazione – sottolinea Castelluccio – denota quanto necessario sia intervenire, con tempestività, per evitare il propagarsi della contaminazione. Dunque, bisogna subito arrestare la migrazione delle sostanze inquinanti. Diverse ben oltre i limiti consentiti per legge. La vicenda ha toccato aspetti che richiedono la definizione dei compiti di controllo che chiamano in causa direttamente anche il Dipartimento Ambiente della Regione, il Governo regionale e quello nazionale perché ognuno faccia la sua parte e non si deleghi tutto alla magistratura”.

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